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Notizie, commenti e riflessioni su " l'Italia che non si vergogna, con la testa nell'elmo di Scipio, va alla gogna. " Blog che nasce dalla volonta ed esigenza dell'autore di dibattere e confrontare la propria visione di mondo e società con quante più persone, motivo per cui sono molto graditi i commenti.

2013/01/11

#SeviziaPubblico, il grande Silvio show.


 

Le tre ore di "#SeviziaPubblico" (uno dei tweet più usati per commentare la trasmissione di Santoro)
andate in onda ieri hanno regalato ad un ormai disperato Berlusconi una delle più grandi occasioni per tornare alla ribalta sul circo (vero e proprio) mediatico e politico che, da eccezionale show-man e imprenditore qual'è, non si è fatto sfuggire grazie anche ad una disastrosa regia di Santoro e un Travaglio non certo brillante che gli hanno concesso di dirigere i giochi fino al farlo "salire in cattedra" quasi al termine della trasmissione.

Non dico altro, tanto c'ha già pensato oggi Emiliano Brancaccio:

Silvio Berlusconi poteva essere attaccato per avere impresso una tremenda accelerazione ai processi di precarizzazione del mercato del lavoro italiano; per aver contribuito più di altri al depotenziamento della contrattazione nazionale sui salari; per avere assecondato un micidiale regresso culturale, oltre che giuridico, nel campo dei diritti civili; più in generale, per esser stato convinto propugnatore di una visione aziendale e quindi autoritaria dello Stato. Poteva esser messo sul banco degli imputati politici per avere ridotto la politica industriale nazionale a una scassata congerie di prebende, lassismo fiscale, riduzione dei controlli sulla sicurezza del lavoro. Poteva essere accusato di aver contribuito in modo decisivo al dilagare di una concezione magliara delle relazioni sociali, affettive e sessuali. Berlusconi, insomma, poteva essere presentato come la più fedele incarnazione di un capitalismo nazionale imbolsito, retrivo, perennemente tentato dalla logica della reazione: l’arrocco di un Gulliver monopolista sostenuto da una invereconda miriade di lillipuziani proprietari.

Nel corso della trasmissione Servizio Pubblico andata in onda stasera, si poteva fare questo ed altro. Ed invece, oltre ad assistere ad una impolitica requisitoria di Marco Travaglio, ci siamo trovati al cospetto di un Michele Santoro impacciato, non competente, disperatamente aggrappato alle smorfiette di disappunto della signora Merkel nel tentativo di dimostrare la questione a suo avviso decisiva: che Berlusconi, agli occhi di chi oggi comanda nell’Unione europea, sarebbe impresentabile. Nel caos di una trasmissione nella quale giornalisti con una preparazione improvvisata si baloccavano con le sequenze macroeconomiche che descrivono la crisi europea, abbiamo persino avuto, sia pure solo per un lunghissimo attimo, la terrificante sensazione che Berlusconi fosse il savio in mezzo agli stolti.


L’apoteosi l’abbiamo raggiunta quando il Caimano, in un modo sia pur pedestre, ha tentato di spiegare quel che gli economisti di professione sanno bene, e che il Fondo Monetario Internazionale e Bankitalia hanno riconosciuto da tempo: che il debito pubblico non è affatto la causa principale dell’andamento dello spread sui tassi d’interesse; e che la determinante prioritaria di quell’andamento risiede nella probabilità di deflagrazione dell’eurozona, che non è stata scongiurata e che le politiche di austerity non riducono ma accrescono. Ma mettere in discussione il mantra del debito pubblico deve esser parso all’ignaro Santoro una vera bestemmia, e un’occasione da non perdere per mandare al rogo l’eretico. Il penoso risultato è che il conduttore progressista ha fatto la figura del frate domenicano Tommaso Caccini, mentre il più celebre narratore nostrano di stantie barzellette anni ’50 si è trovato nel comodo ruolo dell’epigono di Galileo Galilei.


Servizio Pubblico un corno, dunque. C’era quasi da rimpiangere i banali errori contenuti nelle pillole di economia pre-keynesiana sparse nella trasmissione che giorni fa Piero Angela ha dedicato alla crisi. La verità è che, consapevoli o meno che siano, le cosiddette avanguardie del giornalismo progressista nazionale appaiono oggi affezionate all’ideologia dominante persino più delle istituzioni che quella stessa ideologia, anni fa, avevano contribuito a edificare. Un altro dei segni di questo nostro tempo funesto.

IL MEGLIO (O PEGGIO) DI @SERV_PUBBLICO IN QUALCHE TWEET :






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1 commento:

Andrea Intonti ha detto...

Premetto che Santoro-Travaglio e tutta la banda, come sai, non la guardo da un bel po'...e vivo bene lo stesso ;) Comunque...sul piano giornalistico "il gatto e la volpe" lì avevano l'occasione per dimostrare anni e anni di giornalismo "contro ed informato", ma da quello che ho letto in giro si conferma l'idea che ho già da tempo: Berlusconi fa ancora comodo a troppa gente che dovrebbe "fronteggiarlo" per metterlo nel dimenticatoio...

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